Accettazione della disabilità uditiva nella società: a che punto siamo?

Rifiuto della disabilità uditiva nella società: sembrerebbe il titolo di un trattato di sociologia. O un tema talmente astratto da poter essere discusso dalla qualunque. Eppure, cari lettori, questa problematica di non accettazione a livello di società delle persone affette da ipoacusia e da sordità è un fardello tutto italiano.

Il cosiddetto "rifiuto del sordo" ha origini antichissime che, sebbene trasformate adeguatamente nel tempo, si ripropongono costantemente anche nel terzo millennio.

Rifiuto della disabilità uditiva nella società

Rifiuto della disabilità uditiva nella società

Rifiuto della disabilità uditiva: un piccolissimo excursus storico

Nell'antica Grecia, ad esempio, le persone con carenze uditive erano considerete stolte e socialmente inutili. Concetto ripreso tout court dalle teorie aristoteliche successive. E la stessa visione è stata ampliamente accettata ed adottata nei secoli successivi dalla chiesa cattolica. Quella mancanza totale o parziale del senso dell'udito è come se inglobasse il paziente in una gabbia invisibile eppure inespugnabile. Senza, insomma, via d'uscita. Il rifiuto della disabilità uditiva negli anni e nelle società ha cambiato pelle ma è ancora un tema caldo e molto molto presente.

Come influisce l'ipoacusia nella società

Sembra quasi parossistico ed anacronistico, in una società open-minded, aperta ed accogliente come quella italiana, pensare alla persona affetta da ipoacusia come al diverso. Eppure molto spesso è proprio ciò che accade. C'è da analizzare, però, un fatto importante. Molto spesso è il paziente spesso a sottovalutare il problema ed a chiudersi in una sorta di repressione e rabbia che lo allontanano dal mondo circostante. Ciò accade soprattutto nella fascia d'età che va dai 65 anni in su quando il lento ed inesorabile degrado psico-fisico è associato anche a quello uditivo. Eppure una buona percentuale di adulti tra i 40 ed i 65 anni soffrono di problemi acustici.

Certo è che nemmeno la società aiuta. Le persone affette da ipoacusia e sordità devono lottare strenuamente per i propri diritti. Non è più possibile pensare all'Italia come un terreno fertile per il rifiuto della disabilità uditiva. È necessario garantire una fruizione piena del senso dell'udito per tutti per poter vivere una vita piena e soddisfacente.

Rifiuto della disabilità uditiva nella società

Rifiuto della disabilità uditiva nella società

Verso una società accesibile

Va quindi rivista la società dalle fondamenta. Dobbiamo dirigerci verso una società 100% accessibile alle persone con problemi di udito. Se la tecnologia ha fatto passi da gigante con apparati acustici iper moderni, leggerissimi, quasi invisibili... molto dovrà essere fatto anche dallo Stato. La società italiana dovrà essere scevra da barriere architettoniche uditive. Ciò si trasforma in supermercati, cinema, scuole, negozi, taxi, farmacie a portate di persone con difetti dell'udito. Zone franche in cui la comunicazione sarà libera e up to all! Annunci di megafonia ad hoc, immagini visuali più penetranti, telefoni, avvisi possono trasformare in meglio la vita di queste persone. Tutti questi concetti, oltre che ai luoghi pubblici, dovranno essere adattati anche alle case: qui, con la combinazione degli apparati acustici, non sarà più un problema non sentire lo squillo del citofono o il timer del forno!

Non smetteremo mai di farci portavoce del claim "Sentire bene per sentirsi meglio" : voi cosa ne pensate? C'è ancora molto lavoro da fare ma la strada, ormai, non è più in salita.

 

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